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Il Rilascio Miofasciale nel Cavallo: Comprendere il Sistema Fasciale e il Suo Ruolo nella Salute, nella Performance e nella Riabilitazione

Equine myofascial release

Per molti anni la fascia è stata considerata poco più di un tessuto connettivo che avvolge i muscoli, fornendo loro sostegno e struttura. Oggi, però, i progressi della ricerca anatomica e biomeccanica hanno profondamente trasformato questa visione.

Piuttosto che essere un semplice "materiale di riempimento" inerte, la fascia è oggi riconosciuta come un tessuto vivo e dinamico che svolge un ruolo fondamentale nel movimento, nella trasmissione delle forze, nella propriocezione (la capacità del corpo di percepire la posizione e il movimento delle proprie strutture nello spazio) e nella percezione del dolore (Schleip et al., 2012; Stecco et al., 2018; Adstrum et al., 2017).

Questa crescente comprensione ha portato a un interesse sempre maggiore nei confronti delle terapie miofasciali sia in medicina umana che in medicina veterinaria. Nel cavallo, il rilascio miofasciale (Myofascial Release, MFR) sta diventando una componente sempre più riconosciuta della fisioterapia, utilizzata insieme agli esercizi riabilitativi, al massaggio terapeutico e ad altre terapie manuali per ottimizzare il movimento, migliorare il comfort e sostenere la performance atletica.

Sebbene le evidenze scientifiche in ambito equino siano ancora in fase di sviluppo, le ricerche suggeriscono che il sistema fasciale possa svolgere un ruolo molto più attivo nella salute dell'apparato muscoloscheletrico di quanto si ritenesse in passato (Harrison et al., 2015; Harrison e Elbrønd, 2018).

 

Che cos'è la "fascia"?

La fascia è una rete tridimensionale continua di tessuto connettivo che si estende in tutto il corpo. Piuttosto che esistere come strati separati che avvolgono i singoli muscoli, la fascia collega muscoli, tendini, legamenti, ossa, nervi, vasi sanguigni e organi interni in un unico sistema integrato (Stecco et al., 2018; Elbrønd e Schultz, 2021).

Composta principalmente da collagene, elastina e da una matrice extracellulare ricca di acqua, la fascia conferisce contemporaneamente resistenza ed elasticità ai tessuti. Questa particolare struttura le permette di sopportare le sollecitazioni meccaniche e, allo stesso tempo, di adattarsi al movimento. Un altro aspetto fondamentale è che la fascia è riccamente innervata e contiene numerosi recettori sensoriali coinvolti nella propriocezione, nella coordinazione del movimento e nella percezione del dolore (Schleip et al., 2012; Adstrum et al., 2017).

Piuttosto che comportarsi come un semplice rivestimento passivo dei muscoli, oggi la fascia è riconosciuta come un elemento attivo della locomozione. Durante il movimento, infatti, le forze generate dai muscoli vengono trasmesse non solo attraverso i tendini, ma anche tramite la rete fasciale interconnessa, permettendo alle diverse regioni del corpo di lavorare in modo coordinato ed efficiente (Wilke et al., 2018).

 

Perché la fascia è così importante nel cavallo?

Il cavallo è un atleta straordinario, la cui performance dipende dall'interazione coordinata di numerosi sistemi corporei. Un movimento efficiente richiede molto più di muscoli forti: dipende dall'armoniosa collaborazione tra muscoli, fascia, articolazioni e sistema nervoso.

Poiché la fascia costituisce una rete continua che attraversa tutto il corpo, restrizioni o alterazioni delle sue proprietà meccaniche in una determinata regione possono influenzare il movimento anche in aree distanti. Ad esempio, schemi motori compensatori conseguenti a un infortunio, periodi prolungati di postura alterata, allenamenti ripetitivi, una sella non adeguatamente adattata oppure un sovraccarico muscolare possono modificare il comportamento meccanico dei tessuti fasciali (Harrison et al., 2015; Elbrønd e Schultz, 2015).

Le ricerche che hanno descritto le Linee Cinetiche Miofasciali Equine (Equine Myofascial Kinetic Lines) (Harrison et al., 2015; Harrison e Elbrønd, 2018) hanno ulteriormente evidenziato l'estesa continuità dei tessuti fasciali nel corpo del cavallo. Queste linee miofasciali aiutano a spiegare perché una disfunzione osservata in una determinata regione anatomica possa talvolta essere associata a cambiamenti compensatori in altre aree del corpo, sottolineando l'importanza di valutare il cavallo nella sua globalità piuttosto che concentrarsi esclusivamente sul punto in cui si manifesta il disagio.

 

Equine myofascial kinetic lines
Linee Cinetiche Miofasciali Equine dipinte sul corpo di un cavallo (Schultz et al., 2021).

 

Sebbene gli adattamenti della fascia rappresentino una normale risposta all'allenamento e ai carichi meccanici, una limitazione prolungata del movimento, un infortunio o uno stress ripetitivo possono alterare la mobilità e il comportamento meccanico dei tessuti fasciali. Tuttavia, il rapporto tra queste modificazioni e la comparsa di segni clinici, come dolore o riduzione della performance, è ancora oggetto di intensa ricerca scientifica e molti aspetti devono ancora essere chiariti (Schleip et al., 2012; Elbrønd e Schultz, 2021).

 

What is myofascial release?

Il rilascio miofasciale è una tecnica fisioterapica che mira a influenzare il sistema fasciale mediante l'applicazione di pressioni delicate, prolungate o controllate sui tessuti molli. L'obiettivo non è semplicemente "massaggiare i muscoli", ma intervenire sull'interazione tra i muscoli e il tessuto connettivo che li circonda, con lo scopo di migliorare la qualità del movimento e la funzionalità dei tessuti (Cheatham et al., 2019).

In passato si riteneva che il rilascio miofasciale agisse principalmente stirando fisicamente la fascia o rompendo le aderenze presenti nel tessuto connettivo. Sebbene queste spiegazioni siano ancora molto diffuse, le attuali conoscenze scientifiche suggeriscono che i meccanismi coinvolti siano probabilmente molto più complessi.

Piuttosto che "liberare" meccanicamente la fascia, oggi si ritiene che gli interventi miofasciali influenzino i tessuti attraverso una combinazione di risposte meccaniche, neurologiche e cellulari. L'applicazione controllata di uno stimolo meccanico può attivare cellule specializzate della fascia, chiamate fibroblasti, inducendo processi di adattamento e rimodellamento tissutale attraverso un fenomeno noto come meccanotrasduzione (mechanotransduction) (Chaudhry et al., 2007; Meltzer et al., 2010). Parallelamente, la terapia manuale può influenzare il sistema nervoso, modificando il tono muscolare, gli schemi di movimento e la percezione del dolore (Schleip et al., 2012).

È importante sottolineare che questi meccanismi sono ancora oggetto di studio e che i ricercatori riconoscono come gli effetti fisiologici precisi del rilascio miofasciale non siano ancora stati completamente chiariti. Questo non significa che la tecnica sia priva di efficacia, ma evidenzia piuttosto la necessità di ulteriori studi di alta qualità per comprendere meglio come, quando e su quali soggetti questi interventi risultino maggiormente efficaci (Cheatham et al., 2019; Seffrin et al., 2019).

Oggi il rilascio miofasciale può essere eseguito sia manualmente, utilizzando esclusivamente le mani del fisioterapista, sia mediante strumenti appositamente progettati, una tecnica comunemente definita mobilizzazione strumentale dei tessuti molli (Instrument-Assisted Soft Tissue Mobilisation, IASTM) o rilascio miofasciale strumentale.

 

Rilascio miofasciale eseguito con una lama miofasciale FascialEdge® (Zamolo, 2024)

Sebbene le modalità di applicazione siano differenti, entrambi gli approcci utilizzano stimoli meccanici controllati sui tessuti molli con l'obiettivo di migliorare il movimento e sostenere la normale funzionalità dell'apparato muscoloscheletrico. Le attuali evidenze scientifiche non indicano che un approccio sia universalmente superiore all'altro; la scelta dipende piuttosto dalle caratteristiche del singolo cavallo, dagli obiettivi terapeutici e dalla valutazione clinica del fisioterapista.

 

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BIBLIOGRAFIA

Adstrum, S., Hedley, G., Schleip, R., Stecco, C. and Yucesoy, C.A. (2017). Defining the fascial system. Journal of Bodywork and Movement Therapies, 21(1), pp.173–177.

Chaudhry, H., Schleip, R., Ji, Z., Bukiet, B., Maney, M. and Findley, T. (2007). Three-dimensional mathematical model for deformation of human fasciae in manual therapy. Journal of the American Osteopathic Association, 108(8), pp.379–390.

Cheatham, S.W., Lee, M., Cain, M. and Baker, R. (2019). The efficacy of instrument assisted soft tissue mobilization: A systematic review. Journal of the Canadian Chiropractic Association, 63(3), pp.200–211.

Elbrønd, V.S. and Schultz, R.M. (2015). Myofascial kinetic lines in the horse. Anatomia, Histologia, Embryologia, 44(6), pp.464–476.

Elbrønd, V.S. and Schultz, R.M. (2021). Fascia and the fascial system in the horse: A review. Journal of Equine Veterinary Science, 104, 103676.

Harrison, I., Elbrønd, V.S., Riis-Olesen, K. and Bartels, E.M. (2015). Multi-myofascial lines in the horse: Biomechanical, anatomical and physiological perspectives. Journal of Equine Veterinary Science, 35(9), pp.712–731.

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Meltzer, K.R., Cao, T.V., Schad, J.F., King, H., Stoll, S.T., Standley, P.R. and Findley, T.W. (2010). In vitro modeling of repetitive motion injury and myofascial release. Journal of Bodywork and Movement Therapies, 14(2), pp.162–171.

Schleip, R., Jäger, H. and Klingler, W. (2012). What is ‘fascia’? A review of different nomenclatures. Journal of Bodywork and Movement Therapies, 16(4), pp.496–502.

Schultz, R. M., Due, T. & Elbrønd, V. S. (2021). Equine Myofascial Kinetic Lines for Professionals – Equine Rehabilitation and Movement Anatomy, Myofascial Therapy, Biomechanics and Physiotherapy Guide for Veterinarians and Therapists. Kalmar, Sweden: Leanders Grafiska AB Kalmar.

Seffrin, C.B., Cattano, N.M., Reed, M.A. and Gardiner-Shires, A.M. (2019). Instrument-assisted soft tissue mobilization: A systematic review and effect-size analysis. Journal of Athletic Training, 54(7), pp.808–821.

Stecco, C., Schleip, R. and Huijing, P.A. (2018). Functional Atlas of the Human Fascial System. 2nd ed. Edinburgh: Elsevier.

Wilke, J., Krause, F., Vogt, L. and Banzer, W. (2018). What is evidence-based about myofascial chains? A systematic review. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 99(3), pp.454–461.

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